

Spinto da un impulso irrefrenabile, un giovane abbandona la sicurezza del suo focolare. Nel cuore di un bosco incantato, una fata lo attira in un vortice di magia, dando inizio a un’odissea senza confini. Un vagabondaggio tumultuoso, dove il caso tesse la trama del destino e la logica svanisce. Il ragazzo si immerge in un caleidoscopio di incontri straordinari: creature mitiche, dimensioni parallele, paesaggi onirici. Ogni passo è una metamorfosi, un’esperienza che forgia il suo spirito, rivelando i segreti della vita e dell’anima. Ma un’ombra incombe sul suo viaggio: l’amnesia del suo nome, un vuoto che lo tormenta. Il tempo e lo spazio, in questa realtà liquida e cangiante, si piegano al ritmo dei suoi passi, sfidando ogni definizione.
RECENSIONI
Anna Nenci
Riflessivo, metaforico, stupendo. Nel cuore di un bosco incantato una fata bimba incanta il protagonista e una domanda lo lascia perplesso. La fata gli chiede il suo nome, ma intende il nome della sua anima che lui non sa, perché in realtà la deve ancora trovare. Ma cosa significa? Da qui un viaggio incantato, onirico, incontrando creature magiche. Tempo e spazio diventano relativi, plasmandosi alla volontà del viaggio. Un percorso introspettivo, riflessivo, dove l’ignoto diventa metafora dell’uomo comune. Il protagonista potrebbe essere ognuno di noi. Ogni capitolo termina con una frase che fa riflettere, un senso viaggiante, verso nuove mete, nuove riflessioni che non danno speranza di tornare indietro. Esplorare con curiosità l’ignoto, il domani attraverso le emozioni umane. Uno stile unico dal carattere filosofico ed evocativo. Primo libro che leggo di Gianluca Piattelli e super wow.
Luisa Golo
Leggere un libro di Gianluca Piattelli è come sempre prepararsi per intraprendere un viaggio di cui non conosci né percorso né destinazione. Con “Il richiamo dell’orizzonte” lo è in modo particolare. Ci vuole coraggio, molto, per tracciare nero su bianco paure, incertezze, errori e desideri. Gianluca prende per mano il protagonista, a volte è lui stesso il viaggiatore, colui che non si riconosce ma che imparerà lungo il cammino. E chi di noi sa cosa lo aspetta? Quali persone incontrerà e come saranno? La vita è un’incognita ma c’è un punto fermo, una figura impossibile da dimenticare, che gli camminerà accanto e lo attenderà alla fine del viaggio.
Alexa Tagliaventi
Scrittura poetica, descrizioni affascinanti, luoghi fantastici e magici. È stato un bellissimo viaggio intriso di meraviglia e significato. Ho adorato la parte metaforica e ad ogni capitolo mi sono divertita a dare una mia interpretazione. Super consigliato!
Eris Puscas
“Il richiamo dell’orizzonte” è un romanzo che si distingue per il suo approccio più introspettivo che spettacolare. Non è il classico fantasy costruito sull’azione o sulle grandi battaglie, ma una storia che sceglie di concentrarsi sul percorso umano del protagonista, sul suo bisogno di capire chi è e quale sia il suo posto nel mondo. Non ricorda il suo nome, è alla ricerca di sé stesso. Il viaggio che affronta non è fatto solo di strade e luoghi, ma soprattutto di incontri e momenti che lo mettono davanti a sé stesso. Ogni tappa sembra rappresentare una piccola prova, non tanto fisica quanto emotiva. Paura, dubbi, amore. Ed è proprio questo che rende la storia più simile a un romanzo di formazione che a un fantasy tradizionale. Una delle cose più interessanti è proprio la doppia lettura: da una parte il viaggio reale, dall’altra quello interiore. È questo secondo aspetto a lasciare il segno, il lettore finisce per riconoscere nelle domande qualcosa di personale. Lo stile di scrittura è descrittivo e riflessivo, a volte quasi delicato nel modo in cui accompagna i pensieri del protagonista. Non è una scrittura minimalista, si prende il tempo per costruire atmosfera e significato. Può essere apprezzato da chi ama le storie che fanno pensare, meno da chi cerca solo intrattenimento rapido. È comunque molto scorrevole e coinvolgente. Si percepisce una certa sincerità nel modo in cui è raccontata la storia, non sembra un libro costruito per seguire le mode del genere ma piuttosto un tentativo di raccontare un percorso personale attraverso una metafora narrativa. E questo, anche quando il ritmo rallenta o il simbolismo diventa evidente, resta uno dei suoi punti più autentici. Naturalmente non è un libro perfetto, in alcuni passaggi il ritmo è meno uniforme e il forte uso degli elementi simbolici potrebbe non coinvolgere tutti allo stesso modo. Ma sono aspetti legati al tipo di storia: più riflessiva che spettacolare. Il punto è che “Il richiamo dell’orizzonte” non è un libro per tutti perché parla a un tipo preciso di lettore, quello che ama le storie di crescita, che apprezza i significati nascosti, che cerca nei libri anche una piccola occasione per fermarsi a riflettere. Alla fine resta la sensazione di aver letto una storia che tratta del coraggio di mettersi in cammino anche senza certezze. Forse il messaggio più umano del romanzo è proprio questo: a volte partire non significa sapere dove si arriverà, ma semplicemente accettare che restare fermi non è più possibile. Un romanzo che parla di ricerca, di cambiamento e del coraggio silenzioso che serve per camminare verso il proprio orizzonte, anche quando non ancora del tutto chiaro. Sembra il tipo di libro che devi leggere nel momento giusto, è più un’esperienza emotiva che una semplice storia. Lo consiglio a chi vuole fare un viaggio dentro sé stesso e ricevere domande a cui rispondere. P.S. Durante la lettura mi sono sentita perennemente fatta. Le cose sono tante. I viaggi molti.
Valeria Puddu
“Il richiamo dell’orizzonte” è un romanzo di formazione che si snoda tra i confini sfumati del reale e dell’onirico, un viaggio magico che porta il lettore a esplorare non solo mondi immaginari, ma soprattutto le profondità dell’animo umano. Il protagonista, un giovane in cerca di qualcosa che ancora non sa nominare, lascia la casa natale spinto da un desiderio indefinito ma potente. Il viaggio che intraprende si trasforma presto in un’avventura fuori dal tempo, abitata da figure simboliche, creature misteriose, ma anche incontri che riflettono in modo sorprendente la realtà quotidiana. Ogni tappa del cammino è una prova, un insegnamento, una trasformazione. Il ragazzo cambia, cresce – non solo nel corpo, ma nell’anima e nell’identità. Gianluca Piattelli riesce con delicatezza e profondità a tessere una narrazione che è al tempo stesso fiaba e specchio dell’esperienza umana. L’autore invita il lettore a interrogarsi su ciò che significa davvero crescere: non un traguardo da raggiungere, ma un cammino continuo, fatto di inciampi, meraviglie e consapevolezze. La vera bellezza del libro risiede proprio qui: nel farci comprendere che il processo di maturazione non ha mai fine. C’è sempre un nuovo orizzonte da cercare, una nuova montagna da scalare, una nuova versione di noi stessi da scoprire. Con una scrittura evocativa, “Il richiamo dell’orizzonte” porta con sé un messaggio universale: la crescita non è un punto d’arrivo, ma un percorso senza fine, e ogni passo, ogni esperienza, lascia un segno profondo, trasformandoci. Un libro che resta dentro, come un sogno che continua anche dopo il risveglio.
Romina
Un ragazzino incontra una fata che lo attira in un viaggio attraverso dei luoghi magici in cui farà diversi incontri che lo aiuteranno a crescere. Non crescerà solo spiritualmente ma anche fisicamente diventando un uomo.
Il protagonista è alla ricerca di sé stesso e del suo nome che non ricorda più ed è proprio questo il motivo che lo spinge a continuare il viaggio.
Un misto di fiabe come La storia infinita, La bella addormentata nel bosco, Peter Pan, Alice nel paese delle meraviglie. Forse mi ricorda un po’ anche Le mille e una notte che però conosco solo superficialmente.
Ogni capitolo è una lezione, che sia quella di affrontare le nostre paure, che sia quella di essere gentili con il prossimo, o quella di fare combattere i potenti anziché le persone innocenti. Ci sono insegnamenti come il carpe diem, o imparare ad ascoltare il nostro istinto, aiutare senza tornaconto, fidarsi del prossimo e degli eventi.
Ogni capitolo è un racconto diverso del viaggio del protagonista, ogni capitolo ha un titolo diverso e ogni titolo ha una sua traduzione a fine libro perché sono scritti in lingua diverse così come i nomi dei diversi personaggi e dei luoghi che il nostro protagonista visita.
Non c’è una vera e propria percezione del tempo, notte e giorno si susseguono molto velocemente, così come la crescita del protagonista.
Il libro è classificato come fantasy, ma io ci ho trovato anche del weird e purtroppo io e questo genere non andiamo molto d’accordo. Non si può certo dire che l’autore non sappia scrivere, la sua penna è poetica, ma il tutto l’ho trovato troppo onirico per i miei gusti personali. Ammetto che all’inizio il libro mi stava piacendo molto, come ho detto prima mi ricordava alcune favole, poi però ho incominciato a faticare per arrivare alla fine, fine che purtroppo non mi ha soddisfatta per motivi che non posso dire o vi svelerei il finale e non mi sembra il caso. Per gusto personale preferisco i fantasy epici con tanta azione e uno scopo da perseguire e con una fine soddisfacente.
Sicuramente però lo consiglio a chi ama i libri fantasy che parlano di viaggi onirici e in cui c’è un solo protagonista alla ricerca di sé stesso dandogli modo così di crescere.
La bellissima copia cartacea, davvero suggestiva farà la sua bella figura sui vostri scaffali se deciderete di acquistarlo.
Veronica
Un romanzo che ti trascina in un viaggio esistenziale e fiabesco, dove il confine tra realtà e sogno si dissolve. Gianluca ci regala una storia surreale, poetica e carica di significati nascosti, capace dj toccare le corde più profonde dell’animo. Un giovane protagonista, spinto da un bisogno misterioso, lascia lansua casa per inseguire un orizzonte che non riesce a definire. Soffre di un’amnesia: ha dimenticato il suo nome, la sua identità. Durante il cammino attraversa mondi incantati e realtà distorte, incontra fate, creature leggendarie e anime marginali che lo guideranno (a volte con durezza, altre con dolcezza) verso la verità. Ogni incontro è una prova, ogni passo un simbolo. L’atmosfera del libro è onirica, sospesa tra favola e filosofia. I paesaggi sembrano usciti da un sogno lucido, mutevoli come i pensieri, densi di simbolismo. Si respira la nostalgia di chi cerca qualcosa che non riesce a nominare. Il tempo è liquido, lo spazio incerto, la logica si arrende alla potenza dell’immaginazione. Il tutto è accompagnato da una colonna sonora ideale, fatta di canzoni poetiche, come Sally di De André che risuona come un’eco emotiva. Lo consiglio a chi ama i viaggi interiori e i romanzi di formazione. A chi ha amato “Il piccolo principe” “Siddharta” o “Le città invisibili”. Chi riflette sull’identità la memoria e il destino. A chi si è sentito smarrito almeno una volta nella vita. Gianluca ha uno stile evocativo, denso d’immagini e significati. Scrive come chi ascolta la voce del vento, con una sensibilità rara. Ogni pagina trasuda poesia, malinconia e saggezza. Non racconta semplicemente una storia: accompagna il lettore dentro sé stesso. Un autore da tenere d’occhio, capace di unire spiritualità, narrativa e arte in un tutt’uno armonioso.
Stefania Piras
Un viaggio, non potrei definire diversamente questo libro. Il protagonista bambino parte e si fa trasportare dal destino, incontrando personaggi e luoghi a volte assurdi, altre verosimili. È alla ricerca del suo nome, che non ricorda. Sulle note di “Sally” di Fabrizio de André imparerà ad amare e a lasciar andare, si scontrerà con le ingiustizie del mondo, con la cattiveria dei forti e la generosità degli ultimi. Saranno loro che gli indicheranno la strada. Nel cammino, proverà la fatica, resterà deluso a volte, ma saprà combattere per ciò che ritiene giusto. Partirà bambino, per diventare adulto.
Ogni capitolo potrebbe essere autoconclusivo, ma in realtà è collegato al successivo, in una catena infinita, che alla fine si ricongiunge all’inizio. Consigliato specialmente per chi ama le letture originali.
Ho messo il libro vicino al mio amato micio Yuki, ormai un po’ anziano, in onore del personaggio secondo me più bello, che si chiama appunto Yuki, la Creatura della Neve. Perché questo personaggio mi è piaciuto così tanto non ve lo posso proprio svelare.
Martina
Una lettura davvero sorprendente. Gianluca ha dato via a un vero e proprio viaggio onirico, dove realtà e funzione si mescolano perfettamente. La lettura è scorrevole travolgente e del tutto imprevedibile. Ciò che maggiormente ho apprezzato è stata la capacità dell’autore di creare una trama tanto fantasiosa quanto riflessiva e profonda, mantenendo uno stile fluido ma di un certo spessore. Un viaggio breve ma intenso che consiglio a tutti voi.
Fania4000
Talvolta una canzone può fornirci l’ispirazione e Sally di De André sembra che abbia avuto proprio questo ruolo nella stesura del testo. Non so se possa esser definito un sogno ad occhi aperti, di sicuro in questa storia realtà e finzione coesistono dando vita ad una trama fantasiosa ma coinvolgente, che strizza l’occhio agli amanti del fantasy. Ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, ha avvertito il richiamo dell’orizzonte come meta oltre la quale sfidare il proprio destino, viaggiando verso un futuro che sa di cambiamento e di incognite ma soprattutto di libertà. Questo viaggio ha uno scopo nobile: la ricerca di sé stesso per arrivare alla conoscenza vera che non può albergare entro pareti anguste ma necessita di libertà e atemporalità. È questo il luogo della fantasia dove tutto è possibile e non esistono un prima e un dopo perché in fondo la conoscenza di sé non ha un inizio né una fine. Personaggi bizzarri animano le pagine e si alternano nei capitoli per parlare al cuore del protagonista e indicargli la giusta via. Il tema del viaggio assume pertanto una dimensione potente, quanto mai ricca di fascino.
Mi sono avvicinata a questa storia un po’ titubante, non essendo un’esperta del genere ma la storia è scorrevole e, sottolineo, molto ben descritta. L’uso del linguaggio è ben dosato e le parole fluttuano via che è un piacere.
Ringrazio l’autore per la copia e lo ringrazio soprattutto per avermi condotto in questo suo viaggio onirico. Ho conosciuto personaggi interessanti e visitato luoghi desueti. Fluttuare tra le onde mi è sembrato un ottimo modo per staccarmi dalla consuetudine giornaliera. Perdermi in quelle acque senza forma e acquisire il piacere dell’indefinito senza confini, mi ha fatto assaporare un sempre più raro senso di beatitudine.
Andreea (possibili spoiler)
Quando Gianluca Piattelli mi ha contattata per leggere Il richiamo dell’orizzonte, non sapevo bene cosa aspettarmi. La trama mi aveva incuriosita, ma non immaginavo di trovarmi davanti a un romanzo tanto particolare, poetico e denso di significato. Già dalle prime pagine emerge un tono fiabesco, intriso di magia e di descrizioni minuziose. Il linguaggio è curato, ricercato, quasi lirico ,poesia sotto forma di romanzo. La storia si apre con un concetto che diventa il filo conduttore di tutto: “trovare il nome della propria anima”. Da qui comincia il viaggio del protagonista, che non ricorda il proprio nome, guidato dalla misteriosa fata bambina Lille Feye. È lei a spingerlo a fidarsi, a lasciarsi trasportare dal destino e ad affrontare ogni incontro come un tassello del suo percorso interiore.
Fidati. Trova te stesso.
Il primo personaggio che segna la sua crescita è Angalasoq, il capitano senza mani né piedi, che con una frase racchiude uno dei messaggi più belli del libro: “Aveva amato sé stesso, e ancora si amava, perché non c’era nulla di più alto e salvifico che amare sé stessi.” Da lì il viaggio diventa una successione di incontri e di prove: il signor Shiro, che lo definisce “il prescelto”; Ghumanta, la promessa sposa che lui riesce a risvegliare e poi perde tragicamente; la vecchietta Aabshar, con il suo gatto senziente e il ricordo del suo amore perduto; l’androide e il Sovrano che assume l’aspetto del padre Ognuno di loro rappresenta una tappa, una lezione. Ogni episodio è una metafora dell’evoluzione interiore del protagonista. Il filo rosso che lega tutto è la parola “fidati”: fidati del destino, fidati del tuo cammino, fidati della vita. Il messaggio che emerge con forza è proprio questo : non opporsi al destino, ma camminargli incontro. Perché solo accettando e abbracciando ciò che accade possiamo trovarci davvero.
Tra libero arbitrio e destino
Con il passare del tempo, il protagonista comincia a cambiare. Pur continuando a fidarsi del disegno che lo guida, inizia a scegliere. Un passaggio importante avviene quando decide di salvare la figlia e il nipote di Marfalel: un gesto libero, non imposto dal fato. È il segno che la maturità spirituale sta arrivando. Incontra poi Sakura, una bambina affetta dallo spettro dell’autismo. Ma lui non vede la versione che il mondo percepisce: vede quella interiore, piena di meraviglia e colori. Un incontro poetico e potente, che suggerisce quanto poco spesso riusciamo a vedere davvero gli altri per ciò che sono.
Guerra, pace e verità
Quando il protagonista si trova davanti alla scelta tra guerra e pace, sorprende tutti scegliendo la guerra. Eppure la sua decisione genera la pace: un paradosso che diventa simbolo di un pensiero profondo — solo se i potenti combattessero tra loro, forse ci sarebbe davvero pace nel mondo. Altro filo ricorrente è la figura della madre, evocata a fine di ogni capitolo: “Dite a mia madre che non tornerò.” Una frase che attraversa il libro come un’eco, a ricordarci che possiamo perderci ovunque, ma le nostre origini restano dentro di noi.
La conoscenza, l’arte, la Bellezza
Tra le tappe più suggestive c’è Maktaba, la città-biblioteca abitata da dodici uomini alla ricerca della Verità. Il protagonista comprende che la Verità non si trova nei libri, ma nello smettere di cercarla: “Per essere liberi bisogna smettere di cercarla.” Un messaggio quasi zen, che invita a lasciare andare. Segue poi Zografos, l’artista che in sette giorni dipinge il ritratto del protagonista, e tra i due nasce un amore breve ma intenso. Poi la città travestita da luna park, Ananta Khēla, dove la gioia apparente nasconde la prigione dell’effimero. E ancora il paese gentile dei sordomuti, Kråkebyen, simbolo di un’armonia fragile distrutta dall’avidità umana. Ogni ambientazione è un piccolo mondo allegorico, un riflesso delle tante sfaccettature dell’anima.
La fiducia che salva
Nel suo cammino, il protagonista porta con sé delle conchiglie magiche, dono del villaggio precedente. Incontra Shenagar, donna in sedia a rotelle che si rivelerà essere una sirena, e insieme liberano creature mitiche da uno zoo. Questa parte è una delle più luminose del romanzo: per la prima volta, è qualcun altro a dirgli “mi fido di te”. Un passaggio che rovescia i ruoli e mostra quanto la fiducia possa essere reciproca, rigenerante.
Il viaggio verso la verità
Le ultime tappe del suo percorso si tingono di fantascienza e simbolismo: un robot di nome Zenzero, una regina-insetto chiamata Balanbaalis, Semi di Bellezza da spargere sulla Terra. Da qui in avanti, il tema si fa più universale: la bellezza come salvezza, come atto di resistenza al male e al dolore del mondo. Il ritorno a casa chiude il cerchio: la madre, il focolare, le origini. Ma anche qui, Piattelli non sceglie la via semplice. La madre muore di felicità raggiunta : una definizione struggente, poetica e perfetta. Il viaggio finisce, ma il protagonista riparte. Perché la ricerca di sé non ha mai fine.
Considerazioni finali
Il richiamo dell’orizzonte è un romanzo che non si legge: si attraversa. Un viaggio fiabesco, spirituale, ricco di simboli e di riflessioni sulla vita, l’identità, il destino. È uno di quei libri che non puoi divorare tutto d’un fiato: devi fermarti, respirare, lasciarlo sedimentare dentro di te. Credevo di trovarmi davanti a un fantasy, e invece mi sono ritrovata a chiedermi: “E io chi sono? Qual è la mia verità?” Gianluca Piattelli ci regala una storia poetica, intensa e filosofica, capace di farci guardare dentro con occhi nuovi. Una lettura profonda, per chi ama le fiabe che non sono davvero fiabe, e i viaggi che iniziano solo quando si chiude l’ultima pagina.
⭐ Voto: 4/5